Abitato
sicuramente dai piceni. come lo furono i centri
circonvicini di Belmonte e di Grottazzolina, in epoca
romana il suo territorio fu interessato dalla centuriazione
romana, al tempo del secondo triumvirato (43 a.C.). In
epoca medievale, nell'attuale territorio montegibertese
esistevano due Castelli: quello dì Casale e quello dei
Podio. Il Castello di Casale, segnalato già in un documento
del 1059, si trovava a sud dell'attuale centro urbano di
Monte Giberto, nella zona detta ancora oggi "Campo Casale"
e si configurava come il tipico castello medievale: era,
infatti, munito di porte, con un'entrata e un'uscita, di un
fossato di cinta (carbonaria) e di altre difese strutturali
(aedifitia), oltre che naturali con le ripe a nord ovest.
Accoglieva dentro le mura una chiesa dedicata a Giovanni
Battista, la quale era dotata dl campane, di arredi sacri e
di libri, oggetti preziosi a quel tempo, e possedeva nel
territorio circostante alcune celle - oratori. Gli abitanti
erano liberi da ogni sudditanza rispetto al signore
(dominus) Longino di Suppone e costituivano una corte
(curtis), che estendeva le sue terre all'intorno. Il
Castello dei Podio, è segnalato dal Regesto di Farfa nel
1070 come antica proprietà farfense. usurpata dai vescovi
fermani Errnanno (1047 - 1055) e Ulderico 1057 - l073).
Viene detto: Castrum quod Podium vocatur. Da vari e
concreti indizi si evince che esso sorgeva nella contrada
detta oggi "Castelletta", di fronte a Grottazzolina. Aveva
una chiesa dedicata a S. Martino e un'altra a S. Nicolò di
Bari. Estendeva le sue consistenti "pertinenze" con i
"corsi d'acqua" presso il fiume Ete e il torrente RioLa
prima notizia di un abitato nel luogo dove sorge ora il
centro demico di Monte Giberto risale al 1090. Questa data
è stata individuata in alcuni mattoni quando, nel giugno
del 1953, a seguito di piogge copiose e insistenti crollò
una casa con la sottostante cinta muraria, sul lato nord,
interessando anche gli edifici circostanti. La prima fonte
letteraria, tuttavia, che segnala Monte Giberto si trova
nel codice 1030 dell'Archivio Storico Comunale di Fermo e
risale solo al 1166. Si tratta di un documento in cui
compare anche un certo Arnaldus Montis Giberti. Secondo lo
scrivente, il preesistente cetro demico di limitata
consistenza, intorno metà del secolo XII divenne proprietà
del signore zionore Giberto (dominus Gibertus), il quale
era marito di Cecilia e padre di Trasmondo. Giberto aveva
ereditato dalla sua sposa il Castello di Cecilia, situato
nei pressi di Petritoli, forse nell'attuale territorio
montegibertese, passato poi, nel 1181, al figlio Trasmondo,
insieme alla terza parte del Castello di Petritoli. Nelle
Rationes decimarum degli anni 1290 - 1299 vengono segnalate
diverse chiese nel territorio in esame e sempre con questa
dicitura: eccelsa [...] de Montegiberti, dove il de regge
l'ablativo di derivazione Monte, e Giberti resta sempre al
genitivo di possesso. In altre parole, un Giberto, membro
di una ben nota e potente famiglia del Piceno medievale - i
"Gibertidi" - risulta signore di un colle a cui dà il suo
nome. La dizione Mons Giberti permane immutata nei
documenti dei secoli successivi. C'è chi suppone che il
toponimo derivi da S. Giberto o Gilberto, un santo franco
venerato in un altare dell'antica chiesa di S. Giovanni
Battista, situata dentro il Castello, sotto la cui immagine
si leggeva: Hic est Pater patriae Sanctus Gilbertus Amator,
e cioè: "questi è il Padre della patria, S. Gilberto amico
(= protettore)". E' da notare però che mai nei documenti si
legge Mons Sancti Giberti e che la chiesa matrice non è
dedicata a questo santo, ma a S. Nicolò di Bari. Nell
'elenco dei 129 castelli acquistati dalla chiesa fermana
nel secolo XII non figura Monte Giberto e neppure compare
con la qualifica di castello nel comitato fermano nella
prima metà dei secolo XIII. Assai probabilmente il piccolo
centro demico si configurava come semplice Villa. Alla fine
del secolo XIII però, stando alle Rationes decimarum, il
centro appare ormai affermato nel territorio circostante,
perché ad esso fanno riferimento quasi tutte le chiese ivi
esistenti. Intorno alla metà del secolo XIV, finalmente,
Monte Giberto viene segnalato come castrum, tra gli altri
castelli dipendenti dal comune di Fermo. La Descriptio
Marchiae Anconitanae, redatta al tempo del cardinale Egidio
Albornoz verso il 1356, lo inserisce tra castelli "verso i
monti" e lo denomina così: Castrum Montis Giberti. Il 22
febbraio 1355 il cardinale Albornoz ordinò ai comuni delle
Terrae et Castra, specificatamente nominati, di inviare i
propri procuratori (sindaci) a Fermo, perché giurassero
fedeltà nelle sue mani e promettessero l'osservanza di
specifici obblighi verso la città di Fermo. Vi compare
anche Castrum Montis Giberti. Le ville erano pertinenze
delle città e venivano individuate come villaggi non
fortificati, oppure non più fortificati. Con i castra,
invece, si intendevano i nuclei fortificati per eccellenza,
con una duplice dimensione: quella di insediamento rurale
cinto di mura, e quella di unità territoriale e sociale a
un tempo. Monte Giberto rientrava con ogni probabilità,
nella fattispecie di questi castra. Esso dipendeva
direttamente da Fermo, che nei propri Statuta, almeno fin
dal 1380, lo elencava come "castello medio", cioè nella
fascia compresa tra i castelli "maggiori" e quelli
"minori". In base agli stessi Statuti, il Castello di Monte
Giberto veniva governato dalla Città di Fermo tramite un
podestà, che restava in carica sei mesi e aveva un proprio
castellano o difensore della rocca. Stando alle esigue ma
sicure indicazioni documentali, sembra che nei secoli XIII
- XIV i più antichi Castelli di Casale e del Podio abbiano
perso a poco a poco la loro autonomia e siano stati
assorbiti dal Castello di Monte Giberto. Ne è una conferma
la Descriptio Marchiae Anconitane del 1356, la quale non
nomina i due primi Castelli. Da un documento del 1450
risulta che l'antica chiesa di S. Giovanni, esistita un
tempo nel Castello di Casale, era stata ricostruita dentro
il Castello di Monte Giberto, presso la Porta da sole, di
rimpetto all'antico sito di quel Castello. Si tratta di uno
stretto legame tra l'antico e il nuovo Castello, nel
contesto di quel noto e non raro fenomeno di
incastellamento della popolazione sparsa nel territorio
che, al decadimento di un centro demico, anche fortificato,
era solita ricostruire dentro un più sicuro ed emergente
Castrum l'antica chiesa con la stessa precedente
dedicazione. Anche tra il Castello del Podio e quello di
Monte Giberto sembra che esista un legame, per quanto
ancora non del tutto definibile, perché non è escluso che
la chiesa matrice montegibertese, dedicata in origine al
Santo Sepolcro, abbia cambiato poi il titolare con S.
Nicolò di Bari mutuandolo dalla omonima chiesa del Podio, a
significare l'unione dei due Castelli. Probabilmente lo
stesso stemma comunale - la cui prima raffigurazione
conosciuta risale al secolo XVII- costituito da un trimonte
con una G sopra il picco più alto, sta a significare la
fusione dei tre Castelli di Casale, del Podio e di Monte
Giberto in un unico Castello, avvenuta verosimilmente nel
secolo XIV.