I PERSONAGGI CHE HANNO FATTO LA STORIA DI MONTE GIBERTO


Simone Palmieri - Fu un rinomato orefice ed argentiere. Nato a Monte Giberto
nel 1639, morì a Roma in data imprecisata, ma probabilmente poco dopo il
1714. Effettuò l'apprendistato presso Antonio Moretti De Amicis e Balduino
Blavier, due valorosi artisti attivi a Roma. Nel 1666, all'età di 27 anni,
conseguì la patente di maestro. Tenne bottega a Roma all'insegna della
"Madonna di Loreto", che campeggiava dall'alto della porta d'ingresso.
Lavorò per il "Sacro Palazzo Apostolico" e dal 1707 al 1714 ebbe l'ambita
qualifica di "Argentiere di Palazzo". Il suo marchio conteneva l'effige di
una Croce di Malta.


Gilberto Todini - Fu un fecondo pittore del secolo XVIII, da identificarsi
con quel "Giberti da Montegiberto", a cui dedica alcune righe Amico Ricci
nelle sue note Memorie istoriche delle arti e degli artisti della Marca
d'Ancona (Macerata, 1834, II, pp. 372, 379), precisando di aver attinto
informazioni in materia anche da Alessandro Maggiori di Fermo, noto studioso
di storia d'arte. La patria del Todini è Monte Giberto (AP), come si evince,
oltre che dal Ricci, da alcune note d'archivio degli agostiniani di Fermo,
dove l'artista, autore di quattro tele commissionategli da quei frati e
citate anche dal Ricci, è detto a chiare note: "Gilberto Todini da
Montegiberto". Nacque nel 1701 e fu incredibilmente attivo fino alla
tardissima età, come ne fa fede una scritta apposta al ritratto del parroco
di S: Caterina di Fermo don Ciabattoni, da lui eseguito. La scritta dice:
"Aetatis suae annorum 97/ A(nno) D(omini) 1798 / Gilbertus Todini pingebat."
E cioè: Gilberto Todini dipingeva nell'anno del Signore 1798, all'età di 97
anni. Si ignora la data della sua morte, che comunque dovrebbe essere
avvenuta poco dopo il 1798 od in quello stesso anno. Il Ricci informa che il
Todini fu discepolo del ben noto pittore veneto Francesco Trevisani (1656 -
1746), attivo a Roma, dove lasciò tele celebrate ai suoi tempi, quali la
Morte di S. Giuseppe nella chiesa di S. Ignazio e le Stimmate di S.
Francesco nell'omonima chiesa di Largo Argentina. Il Trevisani si fece
ammirare per la gamma vivace dei colori e per la composizione plastica delle
sue tele che, in parte, si riallacciano alla tradizione del Maratta. Annota
il Ricci che il Todini nella pala della cappella principale della chiesa di
S. Giuliano di Fermo, segnalata in sede nel 1798, "si fa conoscere
specialmente nell'aria delle teste e nel tono generale delle tinte
trevisanesco non poco", caratteristica che si riscontra anche in qualche sua
altra tela. Aggiunge però che quando il pittore "prese a strapazzare il
mestiere, variò nello stile" e perdette prestigio. Fu la troppa fretta ad
indurlo a tali difetti che egli "confermò nella tarda vecchiezza". Penso che
se si riuscisse ad individuare tutte o quasi le tele dipinte dal Todini, si
riuscirebbe a definire un catalogo abbastanza consistente delle sue opere.
Dalle mie ricerche risultano suoi questi dipinti. Anzitutto la citata pala
della chiesa di S. Giuliano a Fermo, posta sull'altare principale. Il Ricci
assegna al pittore montegibertese altre due tele, esistenti al suo tempo
presso padre Bassotti, prete dell'Oratorio di S. Filippo in S. Elpidio a
Mare, appartenenti un tempo a qualche chiesa del luogo. Sicuramente sue sono
quattro grandi pale d'altare, ad olio su tela (cm. 520 x 250), eseguite per
le cappelle della chiesa di S. Agostino a Fermo nel 1734 - 1735,
raffiguranti : a) La Madonna col Bambino con quattro Santi e Cherubini ; b)
Il Crocifisso con la Vergine, la Maddalena, S. Sebastiano ed un vescovo
inginocchiato; c) Rita da Cascia ed alcuni Santi in atto di adorare Gesù; d)
Tre Santi agostiniani in atto orante davanti a Cristo ed alla Vergine. Amico
Ricci considera queste quattro tele opere mediocri, denuncianti una certa
decadenza artistica del Todini, ed a ragione. Risulta infatti da una nota
d'archivio che esse non soddisfecero i padri agostiniani che le avevano
commissionate. Opera certa del Todini sono anche tre quadri a guazzo,
eseguiti nella volta della chiesa delle benedettine di Offida nel 1737,
raffiguranti la Pentecoste, la Risurrezione e l'Assunzione con gli apostoli
che raccolgono i bianchi lini dentro il sepolcro e la Vergine, in alto, tra
gli angeli. Dello stesso pittore sono anche i gruppi di angeli dipinti nella
lunetta della volta. E opera mediocre, come rilevava già l'Allevi nel 1926
con espressioni ironiche. Ugualmente opera sicura del Todini - perché
firmata e datata 1742 - è una tela che rappresenta i santi Fedele da
Sigmaringen e Giuseppe da Leonessa, custodita nella prima cappella laterale
della chiesa dei cappuccini di Potenza Picena. Si tratta di un dipinto
decoroso, con chiari echi trevisaneschi. Nello stesso luogo esistono altri
quattro quadri a lui attribuiti su base di carattere stilistico: una pala
d'altare raffigurante la Madonna con i santi Felice da Cantalice e Filippo
Neri, una Annunciazione ,in due tele distinte, ed il ritratto di Padre
Michelangelo Bosdari, generale dell'ordine cappuccino. Del Todini sono anche
sei tele esistenti nella chiesa di S. Maria delle Grazie in Montone di
Fermo, eseguite interno al 1750 e raffiguranti alcuni fondatori di ordini
religiosi (S. Basilio, S. Silvestro, S.Pietro Celestino, S. Romualdo, S.
Gaetano Thiene, ed i santi Toribio Malgravio, Filippo Benizi e Giovanni
della Croce), E' sua anche una tela esistente nella chiesa di S. Domenico a
Teramo, raffigurante la Battaglia contro gli Albigesi, firmata e datata
1757. A Fermo, nella chiesa dell'Angelo Custode, è conservato un S. Vincenzo
Martire ascritto al Todini dalla tradizione locale. Così pure gli viene
attribuita dalla tradizione letteraria manoscritta la pala raffigurante il
Crocifisso, esposto nel Santuario della Madonna del Pianto, sempre a Fermo.
Al suo pennello si deve pure la Decollazione di S. Giovenni Battista,
custodita nella chiesa della Pietà, nella stessa città. A Monterubbiano,
nella collegiata di S. Maria dei Letterati, è conservata una tela
raffigurante la Madonna di Loreto ed i Santi Stefano e Vincenzo, uscita
dalla mano del Todini e datata 1770. Gli viene assegnata un'altra Madonna di
Loreto con le sante Rita da Cascia e Chiara da Montefalco, custodita nella
chiesa di S. Agostino a Montelparo. All'artista montegibertese si deve
infine - come si è accennato - il Ritratto di don Ciabattoni, eseguito nel
1798, all'età di 97 anni. Amico Ricci attribuì al Todini anche una tela
raffigurante S. Giuliano visitato dall'Angelo conservata al suo tempo "nel
sotterraneo del duomo" di Macerata ed ora esposta nella sagrestia. Il Paci
però l'ha restituita al ben più noto Francesco Mancini di Sant'Angelo in
vado (1679 - 1750), sulla base di una esplicita quietanza del 1738. Comunque
sia, l'equivoco del Ricci sta a dimostrare che il Todini, nei suoi momenti
migliori, poteva essere scambiato addirittura con il pittore vadese, che al
suo tempo, apprezzato anche dal Vanvitelli, era uno dei più celebrati
pittori dell'ambiente romano.


Francesco Colvanni - Uomo politico e letterato. Nacque a Monte Giberto il 10
dicembre 1806 da Gaetano e da Teresa Casellini. Compì i suoi studi a Fermo,
dove si trasferì stabilmente. Scrisse poesie ed iscrizioni molto apprezzate
ai suoi tempi per nobiltà di sentire e nitore di forma, secondo i canoni del
neoclassicismo. A lui si deve l'iscrizione a Vittorio Emanuele II, in
ricordo del suo passaggio a Porto San Giorgio. Scrisse i discorsi
pronunciati in Parlamento relativi al problema della soppressione della
provincia di Fermo. Ricoprì con grande dignità pubblici uffici e nel 1860
rifiutò la nomina di Sindaco di Fermo. Morì il 20 febbraio 1873.


Luigi Capotosti - Ecclesiastico illustre, originario di Moresco, ma nato a
Monte Giberto il 23 febbraio 1863. Una lapide, posta accanto al fonte
battesimale della chiesa di S. Nicolò, ricorda la data del suo battesimo.
Entrato in seminario a Fermo, percorse brillantemente la carriera
ecclesiastica, tanto che il 21 giugno 1926 Pio XI lo creava Cardinale col
titolo di S. Pietro in Vincoli. Fu pro - datario di Sua Santità, membro di
numerose congregazioni e protettore di vari istituti religiosi. Nel 1930 fu
inviato da Pio XI a presiedere, quale legato pontificio, le celebrazioni del
Congresso Eucaristico Nazionale, svoltosi a Loreto, Morì a Roma il 10
febbraio 1938.


Don Nicola Arpili -Nato a Monte Giberto nel 1836, vi morì nel 1901. Diventato
sacerdote, fu rettore del Santuario della Madonna delle grazie per molti
anni. Grazie alla sua munificenza, fu acquistata nel 1870 la campana grande
del santuario. Liberato miracolosamente - come egli riferiva - dalle mani
dei ladri, si adoperò per il rinnovo del porticato della stessa chiesa nel
1873 e, con gesto generoso, donò nel 1899 le corone d'oro per il simulacro
della vergine delle Grazie. A sue spese fece erigere l'appartamento per il
rettore del santuario. Soprattutto resta nella memoria di tutti per la sua
generosità verso i poveri, ai quali distribuiva anche vivande, regolarmente,
in alcuni giorni particolari. Quale espressione di questa sua munificenza
resta l'Ospedale di Monte Giberto, da lui fondato e dotato di beni
conlasciti testamentari. Ora l'Ospedale è stato convertito in confortevole
Casa di Riposo e perpetua il suo ricordo tra i montegibertesi, che gli hanno
eretto un busto. Padre Luigi Bracciotti Nacque a Monte Giberto il 10 giugno
1884 ed al fonte battesimale ebbe il nome di Antonio. Entrato tra i frati
conventuali, fu ordinato sacerdote nel 1907. Operò con grande zelo a
Montalto, Montedinove e Montelupone. Dopo il servizio militare durante la
prima guerra mondiale, fu penitenziere a Loreto, distinguendosi come ottimo
liturgista. Successivamente i superiori lo inviarono ad Ascoli Piceno dove
si rese altamente benemerito con la fondazione dell'Opera Pia del Sacro
Cuore per l'accoglienza degli orfanelli. Morì il 16 giugno 1963.


Quanto scritto in questa sezione è opera di
Giuseppe Santarelli,originario di Monte Giberto, padre superiore del santuario di Loreto, ed egli stesso personaggio illustre, da sempre legato alle proprie origini.